Parma, Piacenza e Reggio Emilia verso il nuovo “Csv Emilia”

È vicino alla conclusione il percorso verso CSV Emilia, il nuovo Centro di Servizio per il Volontariato che unirà i territori di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Dal primo gennaio 2020, gli attuali tre centri di servizio di Parma (Forum Solidarietà), Piacenza (Svep) e Reggio Emilia (DarVoce) diventeranno ufficialmente Csv Emilia, un’unica realtà chiamata a fornire servizi, consulenze e coordinamento progettuale agli enti del terzo settore dei tre territori di competenza. Le sedi operative rimarranno tutte attive: la sede legale sarà a Parma, ma a Piacenza e Reggio Emilia continueranno a funzionare tutti i servizi già presenti, per garantire prossimità e vicinanze ai volontari e a tutto il mondo del terzo settore.

La scorsa settimana le assemblee dei soci dei tre attuali centri di servizio hanno approvato formalmente il processo di fusione, davanti al notaio incaricato e alla presenza degli attuali presidenti, Elena Dondi di Parma, Laura Bocciarelli di Piacenza e Umberto Bedogni di Reggio Emilia. In ciascuna delle tre assemblee è stata ottenuta la maggioranza necessaria. Ora si procederà con gli ultimi passaggi formali e dal 2020 si opererà come CSV Emilia, un unico centro di servizio con tre sedi distinte. È la conclusione di un percorso sancito a livello nazionale alcuni anni fa, a partire dal 2017, con la Riforma del Terzo Settore. L’Organismo Nazionale di Controllo dei centri di servizio volontariato ha deciso una riorganizzazione territoriale per tutti i centri attivi in Italia, che da 65 dovranno diventare 49. Uno dei nuovi criteri imposti dalla legge è che ogni Centro di servizio debba avere un bacino di utenti di almeno un milione di abitanti. Questo ha portato a un riassetto forte in Emilia-Romagna. Parma, Piacenza e Reggio Emilia hanno avviato il cammino congiunto per arrivare alla fusione e alla nuova realtà, chiamata a operare in un territorio che complessivamente mette insieme un milione e 250.000 abitanti, 133 Comuni ed oltre 2.000 associazioni.

L’imminente fusione non è tanto un punto di arrivo quanto l’inizio di una nuova sfida collettiva. L’obiettivo rimane quello di sempre, sostenere il volontariato e la cultura della solidarietà, senza perdere le identità e il rapporto diretto con la propria terra. I tre centri di servizi hanno già iniziato a condividere esperienze, visioni e competenze per continuare non solo a garantire l’elevato livello di servizi oggi offerto: il nuovo CSV Emilia potrà offrire ulteriori spunti e conoscenze, a disposizione di tutti e tre i territori. Allo stesso tempo, la presenza delle tre sedi permetterà di mantenere un presidio forte in ognuna delle tre province, con le sue peculiarità e le sue esigenze specifiche.

Il passaggio per molti versi è epocale, Forum Solidarietà, Svep e DarVoce hanno alle spalle oltre due decenni di storia e di attività, un lavoro importante che non sarà dimenticato ma anzi diventerà la base per CSV Emilia, punto di partenza per continuare a sostenere il volontariato ampliando possibilità e competenze. Sarà CSV Emilia, ma non si dimenticherà di Forum Solidarietà, Svep e DarVoce. Tutt’altro.

Per Umberto Bedogni di DarVoce, “siamo riusciti a trasformare un obbligo in una grande opportunità. Il percorso di fusione era dettato dalla Riforma del Terzo Settore, certo, ma il lavoro condiviso fatto dai direttivi e dagli staff dei tre centri permetterà non solo di mantenere l’attuale livello di servizi, ma di rafforzarlo con altre competenze e altre possibilità. Continueremo a sostenere il terzo settore come e più di prima, con la medesima attenzione sinora mostrata ai nostri territori”.

Anche Laura Bocciarelli di Svep ribadisce come le esperienze pregresse e i rapporti non verranno persi: “Quello di mantenere il legame col territorio è un obiettivo che tutti e tre i centri si sono dati fin dall’inizio del percorso. Avremmo potuto farci prendere dall’ansia e ostacolare il percorso di unificazione, invece abbiamo agito compatti fin dal primo minuto per costruire una modalità di unificazione che non penalizzi nessuno”.

Per Elena Dondi, Forum Solidarietà, si è trattato di “un percorso che abbiamo cercato di personalizzare quanto più possibile perché ci somigliasse, così l’organico è rimasto invariato per mantenere la prossimità e le professionalità che le nostre associazioni conoscono e si aspettano. L’entità completamente nuova che abbiamo creato, avrà gli stessi coefficienti di innovazione e creatività che conoscevate moltiplicati per tre, perché la capacità di leggere i bisogni del territorio e di strutturare risposte mirate, si agirà su una rete estesa a tutta l’area vasta. E ciò si tradurrà in efficacia perché le eccellenze e le buone prassi di ciascun territorio, diventeranno patrimonio condiviso.
Inizia quindi un nuovo percorso, una pagina importante nella nostra storia in cui ci stiamo trasformando per adeguarci al perpetuo mutamento che è la dimensione naturale di tutto ciò che ci circonda”.