InVita: a Reggio Emilia comunità più consapevoli e “compassionevoli” per dare sostegno fino alla fine della vita

Il progetto sul territorio coinvolge enti e associazioni ed è coordinato da CSV EMilia.

Tre anni di impegno per costruire una comunità in grado di accompagnare i suoi componenti nella malattia e nel momento del fine vita.

Giovedì 28 maggio, alle Officine Credem, presso il Tecnopolo di Reggio Emilia, si è svolto il convegno annuale del progetto InVita, coordinato dal Centro Servizi al Volontariato CSV Emilia, che ha l’obiettivo di creare la prima Compassionate Community italiana, per dare supporto alle persone con malattie inguaribili, grazie alla progettazione condivisa tra l’AUSL locale, le associazioni di volontariato, le istituzioni e i cittadini.

L’incontro ha riunito operatori sanitari e sociali, rappresentanti delle istituzioni e volontari, offrendo uno spazio di dialogo sui temi della cura nella fase finale della vita, dei diritti delle persone malate e dei caregivers e del ruolo delle comunità.

La mattinata si è aperta con una restituzione del lavoro realizzato dal 2023 a oggi, a cura dello staff di InVita.

Sono stati condivisi i primi risultati di una survey diffusa nei territori dell’Unione Colline Matildiche e Tresinaro Secchia, nell’ambito del percorso di ricerca condotto con l’AUSL IRCCS di Reggio Emilia, che ha indagato la percezione dei cittadini su temi quali comunità, cure palliative e morte. Dai primi dati elaborati, emerge il ritratto di un territorio che ha una buona propensione a dare aiuto, in situazioni rese difficili dalla malattia grave di un proprio congiunto; per contro, è molto meno capace a chiedere aiuto e, quando viene avvertita la necessità di un supporto emotivo, la tendenza è quella di rivolgersi ai professionisti, non alla comunità. Dalle risposte fornite, emerge che nella nostra società è ancora molto forte il tabù della morte, che può essere superato anche attraverso proposte di tipo culturale, come quelle promosse in questi anni da InVita.       

È poi stato illustrato il Manifesto dei Diritti alla Vita fino alla fine, realizzato da uno dei gruppi di lavoro di InVita, per promuovere la conoscenza dei diritti già previsti dalla legge per tutelare le persone con malattie in fase avanzata e le loro famiglie.

Anche il Comune di Reggio Emilia è intervenuto, essendo stato il primo in provincia ad aderire al Manifesto, con la volontà di supportare la riflessione sul tema dell’autodeterminazione: la possibilità, per ogni persona, di restare protagonista delle proprie scelte anche nelle fasi più fragili dell’esistenza, riconoscendo dignità e valore alla vita fino alla sua conclusione.

A seguire, sono state presentate le prossime azioni del progetto, orientate a sostenere lo sviluppo di comunità “compassionevoli”, capaci cioè di accompagnare le persone colpite da malattie inguaribili, in particolare nel momento in cui il loro aggravamento riduce le autonomie e aumenta le fatiche, sia della persona malata, che di chi se ne prende cura. L’obiettivo di InVita è infatti coinvolgere le comunità in questo processo e renderle nuovamente partecipi dell’accompagnamento nella vulnerabilità causata dalla malattia, dalla morte e dal lutto.

La seconda parte della mattinata ha ospitato un dialogo tra istituzioni, volontariato e sanità, con gli interventi di Roberta Ibattici, sindaca di Albinea; Benedetta Riboldi, direttrice del Distretto Sanitario Ausl di Reggio Emilia e Lucia Piacentini, presidentessa di CSV Emilia. Il confronto ha messo in luce le opportunità e le sfide legate allo sviluppo di comunità più attente e partecipi nei processi di cura, nonché il contributo che i diversi attori possono offrire in questa trasformazione.

Nel pomeriggio, è stato dato spazio al lavoro partecipato: lo staff di InVita ha coinvolto i partecipanti in una riflessione sul linguaggio utilizzato nei contesti di cura. L’attenzione si è concentrata sulle parole diventate difficili da pronunciare o progressivamente scomparse quando si parla di malattia, morte e accompagnamento: recuperarle significa restituire senso e dignità a una fase fondamentale della vita, troppo spesso rimossa.

InVita ringrazia tutti coloro che hanno messo a disposizione di questo confronto tempo e competenze. In particolare, Credem, che ha accolto e sostenuto l’iniziativa mettendo a disposizione gli spazi delle Officine Credem al Tecnopolo: un gesto che testimonia concretamente l’attenzione dell’istituto verso i temi della responsabilità sociale e il benessere della comunità.

Tutte le informazioni relative al progetto InVita sono disponibili sul sito www.in-vita.net.