Trieste, la solidarietà vietata

CSVnet Emilia-Romagna, la Confederazione regionale dei Centri di servizio per il volontariato (CSV) dell’Emilia Romagna esprime solidarietà all'associazione Linea d'Ombra e a tutti i volontari di Trieste,

CSVnet Emilia-Romagna, la Confederazione regionale dei Centri di servizio per il volontariato (CSV) dell’Emilia Romagna esprime solidarietà all’associazione Linea d’Ombra e a tutti i volontari di Trieste, ribadendo che la solidarietà e il volontariato non possano essere vietati.

La Questura di Trieste ha limitato l’assistenza ai migranti della rotta balcanica in piazza della Libertà, davanti alla stazione, alle ore 18-20 solo nei giorni feriali, vietandola il sabato e la domenica. Le prescrizioni riguardano l’associazione Linea d’Ombra e la rete dei Fornelli resistenti, che da sette anni medicano, sfamano e orientano ogni sera chi arriva in città. Il provvedimento è motivato da ragioni di ordine pubblico e sicurezza.

Ci teniamo a ribadire che l’articolo 2 della nostra Costituzione riconosce i diritti inviolabili della persona, anche nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Riteniamo che il volontariato sia il luogo in cui questo dovere diventa azione: ogni persona vi esprime i propri talenti a favore della collettività, in modo spontaneo e gratuito.

Già in passato abbiamo assistito a provvedimenti locali che tentavano di ostacolare chi presta aiuto: a Como, ad esempio, nel dicembre 2017, alcuni volontari furono fermati dalla polizia locale mentre portavano la colazione ai senza tetto, nel nome del decoro urbano.

Solidarietà ai volontari è arrivata dal vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, che con una nota ha chiesto soluzioni che non mortifichino la solidarietà, da Mediterranea Saving Humans, da forze politiche e da una lettera aperta di associazioni a questora e prefetto.

Come Centro di Servizio per il Volontariato, il nostro compito è promuovere e sostenere il volontariato in tutte le sue forme. Per questo non ci limitiamo a esprimere solidarietà, ma ribadiamo con forza che il volontariato, parte fondativa delle nostre comunità, costruisce capitale sociale e dà valore alla vita delle persone, e come tale vada rispettato.

Pur riconoscendo il valore della sicurezza e i problemi segnalati nella zona, crediamo che ridurre il tempo del volontariato non risolva tali problemi, ma semplicemente li trasferisca in altre fasce orarie o in luoghi più decentrati.

Auspichiamo quindi, in linea con l’appello al dialogo del vescovo, che la questione sia portata a un tavolo di confronto e di coordinamento, dove il diritto alla solidarietà e il diritto alla sicurezza possano convivere, nella logica di un’Amministrazione Condivisa che a livello regionale stiamo promuovendo.